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on. Giuseppe
Torchio, Presidente della Provincia di Cremona
Denis Spingardi, Assessore alla Cultura della Provincia
di Cremona
In un mondo tutto ripiegato sugli aspetti concreti
e tangibili del reale, fattosi sordo alle cose dell’anima
e dello spirito, questa mostra vuole riportare un alito di vita
più tersa e più alta, in cui ciascuno ritrovi il proprio
vero respiro e l’autentica misura di sé. Ci aiuterà
a salire negli spazi spirituali, con la sua irraggiungibile efficacia,
questo mezzo espressivo che è la scultura, di cui vorremmo
cogliere il superiore messaggio in questa rassegna sacra.
Ammirando gli oggetti esposti riceviamo un senso di
gioia; non agli occhi soltanto per una suggestione visiva, ma all’anima
tutta per un segreto e profondo riportarci alle realtà più
alte. Tanto più che la presenza di immagini o statue votive,
discreta e silenziosa, è memoria del passato della nostra
gente e, per questo, occupa un posto particolare nel cuore e negli
occhi dei cremonesi che, ne siamo certi, accorreranno numerosi a
visitare la mostra.
Le opere raccolte sono come gemme incastonate tra
le mura domestiche, mute testimoni della devozione, della preghiera
e della speranza delle nostre comunità e appartengono a quella
dimensione della figurazione che richiama i colori, i volti e i
temi del quotidiano, nella ricerca del legame con il mistero della
fede e della vita. La figura della Vergine Maria rappresenta, infatti,
il tramite tra Dio ed i suoi fedeli bisognosi di protezione perché
Madre della misericordia “chiamata in modo speciale ad avvicinare
agli uomini quell’amore che il suo Figlio è venuto
a rivelare” (l.c.). Insegnamento ribadito dal Concilio Vaticano
II, nella “Lumen Gentium” (n. 65) è stata affermata
la medesima verità: “Quando si predica e si onora (Maria),
ella rinvia i credenti al Figlio suo, al sacrificio e all’amore
del Padre”.
È certo qualcosa più dello stupore,
sia pure della mente e della coscienza insieme: qualcosa tra lo
sconcerto e lo smarrimento constatare come la figura più
silenziosa e discreta delle Scritture abbia fatto parlare di sé
un infinito numero di teologi e di intellettuali, studiosi ed eruditi,
scrittori, pittori e scultori, d’ogni tempo e paese, d’ogni
più diversa lingua e cultura.
Da sempre l’arte ci svela la radice giudaico-cristiana
della civiltà europea. Marc Chagall affermava che i pittori
hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato
della speranza che sono le Sacre Scritture, un alfabeto senza il
quale è impossibile decifrare l’iconografia dell’arte
continentale. Il cristianesimo è il grande lessico della
storia d’Europa. Il messaggio evangelico della dignità
di ogni uomo, la difesa della cultura classica nei monasteri e lo
studio della Bibbia hanno dato un contributo fondamentale alla formazione
della nostra civiltà. E le stesse istituzioni “laiche”
trovano il loro fondamento nel precetto evangelico del “rendete
a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è
di Dio”. L’eredità cristiana è prima di
tutto quella di un grande catalogo di valori che lega l’Oriente
dei Santi Cirillo e Metodio all’Occidente di San Benedetto.
Anche il sogno di un’Europa unita ed in pace nasce e si afferma,
dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, nel segno dello
spirito cristiano. De Gasperi, Adenauer e Schumann riconoscevano,
ad di là delle divisioni, un’unica Europa delle cattedrali
ed un solo popolo europeo unito dalla tradizione cristiana.
I cremonesi si sono sempre distinti per una tenera
devozione alla Madonna; forse è per questo che la nostra
Diocesi è ricca di santuari. Mons. Giulio Nicolini affermava
che “fino a che in un uomo, anche il più lontano e
smarrito, resta accesa la fiammella della devozione a Maria, c’è
sempre speranza del suo ritorno al Padre”.
Siamo convinti che la meditazione e la preghiera,
alle quali questa mostra invita, rappresentino davvero, per i cremonesi,
come per gli uomini e le donne di ogni tempo, una valida ragione
di speranza e di vita. |