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statue della B.V. d’Oropa;
fine sec. XIX, primi XX

on. Giuseppe Torchio, Presidente della Provincia di Cremona
Denis Spingardi, Assessore alla Cultura della Provincia di Cremona

In un mondo tutto ripiegato sugli aspetti concreti e tangibili del reale, fattosi sordo alle cose dell’anima e dello spirito, questa mostra vuole riportare un alito di vita più tersa e più alta, in cui ciascuno ritrovi il proprio vero respiro e l’autentica misura di sé. Ci aiuterà a salire negli spazi spirituali, con la sua irraggiungibile efficacia, questo mezzo espressivo che è la scultura, di cui vorremmo cogliere il superiore messaggio in questa rassegna sacra.

Ammirando gli oggetti esposti riceviamo un senso di gioia; non agli occhi soltanto per una suggestione visiva, ma all’anima tutta per un segreto e profondo riportarci alle realtà più alte. Tanto più che la presenza di immagini o statue votive, discreta e silenziosa, è memoria del passato della nostra gente e, per questo, occupa un posto particolare nel cuore e negli occhi dei cremonesi che, ne siamo certi, accorreranno numerosi a visitare la mostra.

Le opere raccolte sono come gemme incastonate tra le mura domestiche, mute testimoni della devozione, della preghiera e della speranza delle nostre comunità e appartengono a quella dimensione della figurazione che richiama i colori, i volti e i temi del quotidiano, nella ricerca del legame con il mistero della fede e della vita. La figura della Vergine Maria rappresenta, infatti, il tramite tra Dio ed i suoi fedeli bisognosi di protezione perché Madre della misericordia “chiamata in modo speciale ad avvicinare agli uomini quell’amore che il suo Figlio è venuto a rivelare” (l.c.). Insegnamento ribadito dal Concilio Vaticano II, nella “Lumen Gentium” (n. 65) è stata affermata la medesima verità: “Quando si predica e si onora (Maria), ella rinvia i credenti al Figlio suo, al sacrificio e all’amore del Padre”.

È certo qualcosa più dello stupore, sia pure della mente e della coscienza insieme: qualcosa tra lo sconcerto e lo smarrimento constatare come la figura più silenziosa e discreta delle Scritture abbia fatto parlare di sé un infinito numero di teologi e di intellettuali, studiosi ed eruditi, scrittori, pittori e scultori, d’ogni tempo e paese, d’ogni più diversa lingua e cultura.

Da sempre l’arte ci svela la radice giudaico-cristiana della civiltà europea. Marc Chagall affermava che i pittori hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato della speranza che sono le Sacre Scritture, un alfabeto senza il quale è impossibile decifrare l’iconografia dell’arte continentale. Il cristianesimo è il grande lessico della storia d’Europa. Il messaggio evangelico della dignità di ogni uomo, la difesa della cultura classica nei monasteri e lo studio della Bibbia hanno dato un contributo fondamentale alla formazione della nostra civiltà. E le stesse istituzioni “laiche” trovano il loro fondamento nel precetto evangelico del “rendete a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio”. L’eredità cristiana è prima di tutto quella di un grande catalogo di valori che lega l’Oriente dei Santi Cirillo e Metodio all’Occidente di San Benedetto. Anche il sogno di un’Europa unita ed in pace nasce e si afferma, dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, nel segno dello spirito cristiano. De Gasperi, Adenauer e Schumann riconoscevano, ad di là delle divisioni, un’unica Europa delle cattedrali ed un solo popolo europeo unito dalla tradizione cristiana.

I cremonesi si sono sempre distinti per una tenera devozione alla Madonna; forse è per questo che la nostra Diocesi è ricca di santuari. Mons. Giulio Nicolini affermava che “fino a che in un uomo, anche il più lontano e smarrito, resta accesa la fiammella della devozione a Maria, c’è sempre speranza del suo ritorno al Padre”.

Siamo convinti che la meditazione e la preghiera, alle quali questa mostra invita, rappresentino davvero, per i cremonesi, come per gli uomini e le donne di ogni tempo, una valida ragione di speranza e di vita.

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