| Come
nasce una collezione
(Paola Valeria Protti)
Credo che l’origine della mia collezione sia
da ricercarsi nella prima infanzia, intorno all’età
di due-tre anni. A quell’epoca, nella bella stagione, il nonno
Carlo mi portava a fare un giretto nel quartiere. Spesso ci spingevamo
ai limiti della periferia milanese dove cominciava la campagna e
dove riuscivano a sopravvivere ancora poche cascine. Il capolinea
della nostra passeggiata era sempre però la grande chiesa
di San Michele e Santa Rita.
Il momento più emozionante era sicuramente
l’ingresso in chiesa... il silenzio, le luci soffuse, il grande
bacile d’acqua benedetta, il profumo d’incenso e quella
magia delle statue con gli occhi di vetro, dallo sguardo dolce e
imperscrutabile.
Amavo in particolare una statua di Sant’Antonio
col Bambinello, che chiamavo "Tantantonio" e le cui dita
riuscivo a toccare, sorretta dalle braccia del nonno.
L’emozione del soldino che cadeva nella cassetta delle elemosine,
la gioia del possesso della "mia" candela e infine la
magia nell’accenderla, la calda e rassicurante luce che emanava...
E per ultima la preghiera, sussurrata sulle parole
del nonno fino a quando le parole uscivano ormai da sole, quasi
fossero una nenia che sapevo da sempre e questo intenso guardarsi
con la statua che appariva sempre più vivida, più
luminosa.
Ecco, credo che l’essermi ritrovata in mano,
molti anni più tardi, una statuina biscuit raffigu-rante
la Sacra Famiglia mi abbia restituito le stesse emozioni.
La dolcezza degli sguardi, la morbidezza delle vesti, i colori tenui
con cui sono dipinte queste statue sono tipiche di un secolo, l’Ottocento
che, nell’iconografia, è riuscito a trasporre una delicatezza,
una spontaneità ed una disarmante ingenuità che non
hanno pari in altri secoli.
Credo che nessuna di queste immagini possa essere
considerata leziosa e che ogni sguardo, ogni gesto di queste statue,
questa
loro morbida dolcezza siano la testimonianza di una fede che chiedeva
amore e protezione.
E molte di loro, spesso consumate nei colori sulla
testa e sulle braccia, sono state invocate ed accarezzate a lungo
da chi le ha possedute.
Anche per questo ho un grande rispetto verso ogni statua che riesco
a trovare, perché il pen-siero va anche a chi le ha possedute,
al fatto che sono sopravvissute a guerre e difficoltà di
ogni tipo.
Collezionare queste statue infine, oltre al piacere
estetico di possedere questa o quella crea-zione artistica o di
trovare una statua più o meno rara, rappresenta per me soprattutto
un impegno a conservare oggetti di devozione popolare che hanno
accompagnato la vita di molte persone.
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